LE FOGLIE MORTE
Di Daniele Luttazzi
(tratto da Comix)

Mio padre era un fanatico della pulizia del giardino. "Le foglie morte sono una cattiva compagnia" diceva. Questo era il suo credo. E se mio padre a ogni autunno doveva vedersela con la Natura, la Natura a ogni autunno doveva vedersela con mio padre. Lui era il problema della Natura. Il giorno in cui Renato Curcio, un nostro vicino che abitava sull'altro lato della strada, dimenticò di raccogliere una fogliolina che era vicino all'altalena, mio padre fu rapido a rimarcare la cosa. Disse: "Di questo passo, diventerà un terrorista".

All'epoca in casa nostra tutte le pareti di tutte le stanze erano completamente foderate di prato inglese. Molto spesso in una di quelle stanze, solitamente la mia, venivano celebrati processi sommari. Io venivo sistemato contro la parete di fondo, alla luce di una lampada survoltata, mentre mio padre, nella penombra, un dito puntato contro di me, un altro verso l'evidenza dei fatti (il segno di una pallonata sull'erba del soffitto) procedeva con l'interrogatorio. L'accusa era quella stramba di sempre. "Nicholas, ho pulito quel soffitto in ginocchio per tutta la mattina. Se tu mi dirai chi è stato, non ti farò molto male".
Ore dopo mia madre veniva a liberarmi, e mi trovava sempre in preda a una forte amnesia, incapace di riconoscerla, la bocca schiumante, che promettevo all'infinito di fare il bravo ragazzo, d'ora in poi, e pronto a firmare qualsiasi confessione. Mia madre allora chiamava una delle nostre cameriere, le ordinava di prendermi in braccio, di stringermi forte forte, e di mettermi a letto con un bacetto sulla fronte. È bello essere amati.


PEPPER. n°30.
Novembre 2000
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