Mio padre era un fanatico della pulizia del
giardino. "Le foglie morte sono una cattiva compagnia" diceva.
Questo era il suo credo. E se mio padre a ogni autunno doveva
vedersela con la Natura, la Natura a ogni autunno doveva vedersela
con mio padre. Lui era il problema della Natura. Il giorno in
cui Renato Curcio, un nostro vicino che abitava sull'altro lato
della strada, dimenticò di raccogliere una fogliolina che era
vicino all'altalena, mio padre fu rapido a rimarcare la cosa.
Disse: "Di questo passo, diventerà un terrorista".
All'epoca in casa nostra tutte le pareti di
tutte le stanze erano completamente foderate di prato inglese.
Molto spesso in una di quelle stanze, solitamente la mia, venivano
celebrati processi sommari. Io venivo sistemato contro la parete
di fondo, alla luce di una lampada survoltata, mentre mio padre,
nella penombra, un dito puntato contro di me, un altro verso l'evidenza
dei fatti (il segno di una pallonata sull'erba del soffitto) procedeva
con l'interrogatorio. L'accusa era quella stramba di sempre. "Nicholas,
ho pulito quel soffitto in ginocchio per tutta la mattina. Se
tu mi dirai chi è stato, non ti farò molto male".
Ore dopo mia madre veniva a liberarmi, e mi trovava sempre in
preda a una forte amnesia, incapace di riconoscerla, la bocca
schiumante, che promettevo all'infinito di fare il bravo ragazzo,
d'ora in poi, e pronto a firmare qualsiasi confessione. Mia madre
allora chiamava una delle nostre cameriere, le ordinava di prendermi
in braccio, di stringermi forte forte, e di mettermi a letto con
un bacetto sulla fronte. È bello essere amati.