LETTERA A NATALIA ASPESI
(VENERDI DI REPUBBLICA)
Ho 42 anni, “concentrata” in 1,58 cm, carina, un matrimonio non armonioso, 2 figli. Sono riuscita, purtroppo tardi, a terminare gli studi universitari. Questo pezzo di carta, così sudato e voluto, è ormai inutilizzabile per un lavoro decente: opportunità zero, come donna, come 42enne, come sarda. Lavo, stiro, cucino e aiuto la mia “egocentrica metà” nel suo lavoro, ma non sono capace di produrre reddito, per andarmene con dignità. Sono una semplice fornitrice di servizi essenziali e gratuiti. Il mio unico compenso è la speranza di avere svolto il mio dovere, non fare soffrire l'anello più fragile della catena, i miei figli. Mio marito è bello, alto affascinante: apparentemente ideale. Ma i problemi nacquero subito dalla mia “rivelazione” di non essere più... illibata. Perché non sono fuggita? Perché aveva momenti di tenerezza, di progetti insieme. Ed eccomi all'oggi. Mentre cercavo una vecchia bolletta ho trovato lettere d'amore rivolte al mio lui. Scopro così che quel moralista di mio marito mi ha anche regalato una terribile corona di corna! Mi assicura di avere resistito sempre agli assalti di decine di donne, ad eccezione di tre volte: nell'84, nell'88 e nel '90. I primi “godimenti” dei tradimenti sono stati nausea, insonnia, inappetenza e pure le emorroidi. Vorrei vendicarmi, ma è troppo tardi. Qualcuno trova sensuale una donna con le mani segnate dalla fatica? Non ho mai provato la gioia intensa di essere amata. Vorrei scoprire la prepotente gioia di vivere. Vorrei aumentare il mio grado di libertà. Vorrei salutarmi, dire addio ai miei rimpianti.
Una scornata cornuta
RISPONDE NATALIA ASPESI
Io credo che la scoperta dei tradimenti del suo bel marito severo, l'abbiamo non tanto per il dolore di una comunanza di vita offesa, ma perché questo dolore è sovrapposto al suo già esistente senso di fallimento: la delusione per un uomo che l'ha tormentata per la sua non illibatezza, la malinconia di quella laurea ottenuta tardi, l'affanno di lavorare tutto il giorno in quegli oscuri, indispensabili gesti che tengono insieme una casa e una famiglia, ma che non sono remunerati e quindi paiono senza valore. Lei è una donna troppo intelligente e fine per pensare di risolvere la sua confusione con una vendetta, un tradimento. Tutte e due le cose hanno un sapore amaro, mentre le potrebbe capitare "la gioia intensa di essere amata", il che non avrebbe più il colore plumbeo della rivalsa. Le ha già scoperto, da sola, cosa può fare per stare meglio: dire addio ai rimpianti, cercare, con la nuova forza che ha conquistato, di godere il piacere della libertà accanto a questo marito che forse sta imparando a rispettarla. O senza di lui, se potrà farlo.
RISPONDO IO
Cara scornata cornuta, sei sull'orlo del burrone e hai fatto l'errore più grave della tua vita: scrivere alla Natalia, che non ha mancato di darti quell'affettuosa spintarella che non nega mai a nessuna donna. Ma come? Hai 42 ani, sei alta 1,52, sposata con uno stronzo, hai le mai in disordine, hai pure le emorroidi e scrivi alla Nat? Allora ti vuoi veramente male. Cosa volevi che ti dicesse la Natalia? Che sei una fallita! E dire che quella parola non l'avevi neanche usata tu pur in pieno delirio autodistruttivo. Se sei ancora via, se non ti sei buttata dentro a un Nuraghe, ecco il mio pronto soccorso: rifletti sul fatto che ci sono un sacco di 42enni alte anche meno di uno e cinquantadue che scopano come ricce. Fallo anche tu, che in più sei carina, ti farà sentire finalmente alla pari con tuo marito. Vai dal manicure, curati le emorroidi e poi affronta lo stronzone con in mano il memoriale dell'avvocatessa divorzista più incazzata della Sardegna.
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