La biblioteca di Daniele Luttazzi
I promessi sposi di Alessandro Manzoni

Di questo capolavoro della letteratura fascista esistono due stesure: la prima, pubblicata nel 1821, fu scritta da Manzoni in ju-jitsu, e intitolata Mi sono innamorato delle tue piccole perdite, Susanna. L'Autore vi sosteneva la tesi giansenista secondo la quale se Galilei fosse vivo oggi, anche lui vorrebbe saltare addosso a Claudia Schiffer come tutti noi. Nella seconda versione, I Promessi Sposi, Manzoni s'ispira invece all'omonimo sceneggiato televisivo di Sandro Bolchi, di cui copia spudoratamente la trama. Protagonisti, due innamorati: lui e' Renzo Tramaglino, fotografo di moda molto criticato per le sue pubblicita' scabrose, ad esempio quella in cui si vedeva un linfoma che scivolava su una buccia di banana; lei, invece, e' Lucia Mondella, una cantante di jazz che molti intenditori non esitano a paragonare ad un antifurto per auto che suona ininterrottamente da tre giorni. Particolare importante: Lucia e' ancora vergine (con gli uomini, almeno). A Renzo piace tutto di Lucia, tranne il suo ano centrale, e cerca in tutti i modi di farglielo capire:
RENZO: Non eri neanche multiorgasmica prima di conoscere me!
LUCIA: Tu davvero ti aspetti che io continui a soddisfarti sessualmente anche adesso che ci facciamo schifo?
L'Innominato, su incarico di don Rodrigo, rapisce Lucia e la tortura selvaggiamente costringendola a cantare a Sanremo in coppia con Nek. Renzo allora chiede aiuto al Maurizio Costanzo Show, e Costanzo, prontamente, glielo da', bruciando sul palco una maglietta con sopra l'immagine di don Rodrigo. Colpito da questa buffonata, l'Innominato si converte, e libera la ragazza. I due possono finalmente sposarsi. Ma due ore dopo, mangiando una pizza contaminata da funghi provenienti da un altro pianeta, Renzo e Lucia vengono trasformati in una massa gelatinosa.


PEPPER. n°20.
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